Non c'è dubbio che il mondo del lavoro stia cambiando. Talmente velocemente che in molti non riescono a stargli dietro e fanno scelte imprenditoriali anacronistiche o azzardate. Secondo gli studi di settore internazionali, il lavoratore del 2030 sarà autonomo, specializzato in nuove tecnologie e flessibile al cambiamento. Una delle tendenze che già oggi si rivela proficua è la produzione domestica di prodotti e servizi da erogare sul territorio, anche attraverso la rete. Le possibilità per lavorare da casa sono infinite. Negli Stati Uniti, ad esempio, vanno alla grande i servizi di home care per anziani e disabili e i freelance del digitale. E in Italia? Facciamo quello che sappiamo fare meglio: cuciniamo, nella comodità della nostra cucina casalinga! Avviare oggi un'impresa alimentare domestica è un'operazione semplice, che non richiede investimenti e può rappresentare un'entrata in più. Il grosso vantaggio di questa attività è valorizzare al meglio le qualità e le passioni del cuoco di casa. Le possibilità sono infatti moltissime, se hai origini straniere potrai proporre i piatti etnici del tuo paese, se sei una casalinga brava nei dolci potrai realizzare delle fantastiche torte di compleanno per i bimbi del quartiere. Vendere i piatti pronti di gastronomia e i prodotti da forno, dolci o salati, può essere molto semplice, in un mondo dove solo poche persone hanno il tempo e la capacità per cucinare alimenti sani e genuini, ma tutti vorrebbero gustarli in famiglia. Un'impresa alimentare domestica può offrire anche il servizio di catering e proporsi come chef a domicilio per organizzare cene e corsi di cucina. Cerchi la ricetta del successo? Prova a guardare nella tua cucina...
“Navigando in rete ho scoperto questa associazione, che è l’unica in Italia ad offrire consulenza e servizi per chi decide di aprile una micro impresa domestica. Ho da subito visto il mio progetto, il mio traguardo, sapendo con certezza, per la prima volta nella vita, cosa avrei voluto fare. Era il 2016 e il mio percorso purtroppo si è subito arrestato. Come per ogni attività, i locali dovevano essere conformi e lì ho scoperto una bella eredità lasciatami insieme all’acquisto della casa avvenuto 7 anni prima. Mancava un documento importante e,  per nuovi vincoli subentrati sul territorio, sono riuscita a regolarizzare la mia posizione solo un anno e mezzo dopo. Un’ altra forse avrebbe abbandonato l’idea, soprattutto vista la necessità che avevo di lavorare, ma mi sono detta: Cinzia, non sei vecchia, ma questa potrebbe essere l’ultima occasione per fare quello che ti piace e magari farlo per tutta la vita!. Così nel frattempo ho portato avanti ciò che potevo, corsi necessari per l’apertura, contatti, progetti, sempre con l’aiuto fondamentale dello staff di Cucina Nostra e successivamente anche di Confartigianato La Spezia. Non ho desistito per me, ma anche per la mia famiglia che mi ha appoggiato fin dal primo momento in questa scelta. Non ho desistito anche per i miei figli, per insegnare loro che i sogni vanno inseguiti e che gli ostacoli si superano. A proposito, il nome, tra i tanti che ho proposto, l’ha scelto mia figlia. Da piccola in molti mi chiamavano Ciri e da questo ricordo è nato il nome Ciri Cakes”.
Aprire un’insalateria o una frullateria: dopo hamburgerie, piadinerie, paninoteche, ora è il momento dell’insalata e della frutta. Vista la costante ricerca di cibo salutare degli ultimi periodi e la continua crescita di vegetariani e vegani, attività che propongono alimenti salutari come frullati di frutta e verdura fresca avranno sicuro successo in futuro.
In Italia la prima micro impresa domestica è nata solo nel 2014, oggi in totale le imprese attive e regolarmente registrate nel portale di Cucina nostra sono 47, presenti soprattutto nel Nord Italia (Piemonte, Lombardia, Friuli Venezia Giulia). Sul piano normativo, per l’apertura di una IAD (Impresa alimentare domestica) occorre far riferimento al Regolamento CE 852/2004, Allegato II, Capitolo III (igiene dei prodotti alimentari), al Regolamento CE 1169/2011 (etichettatura alimentare) e al Regolamento CE 178/2002 (rintracciabilità degli alimenti). Occorre inoltre essere iscritti alla Camera di Commercio, avere una Partita IVA ed essere iscritti all’INPS (solo dopo aver aperto la Partita IVA). Infine è richiesta la Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA), da presentare allo Sportello Unico delle Attività Produttive (SUAP) del Comune dove sarà svolta l’attività di microimpresa. La ASL di competenza verificherà il possesso e la veridicità dei requisiti della cucina (o dei locali di produzione) dichiarati nel progetto e nella SCIA presentata in Comune e rilascerà il permesso necessario per iniziare a sfornare torte, ciambelloni, biscotti e altri prodotti alimentari con cui iniziare a guadagnare come micro-impresa. Chi volesse maggiori informazioni o avesse voglia di trasformare la propria passione per la cucina in un lavoro vero e proprio, può visitare il sito di Cucina Nostra o guardare questo video:
Tra i siti in lingua inglese è uno dei più noti e più utilizzati. Mostra blocchi di annunci come AdSense ma non in maniera contestuale, selezionandoli in base alla categoria assegnata al sito del publisher. E’ possibile scegliere se visualizzare gli Ads del network o solamente quelli che gli advertisers pubblicano sul sito del publisher. Da poco ha introdotto pubblicità InLine (sottolinea parole nel testo della pagina).

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